La fine di un’era
Il mio saluto a Stack Overflow
Bentornati e mai come questo mese, benvenuti sul mio blog. Non so bene cosa sia successo ultimamente, ma il numero di iscritti continua ad aumentare e non posso che esserne onorato. Ringrazio la newsletter di Escape Chat, che ha esteso la raccomandazione e mi ha permesso di farmi conoscere a nuove persone.
Ho deciso di riprendere a scrivere codice nel mio tempo libero. I motivi sono sostanzialmente due: il primo è che le sessioni di coding mi rilassano. Sembrerà strano ma lavorare a progetti miei o di altri e lontani dal “mio lavoro vero”, mi aiuta a liberare la mente e ad essere più lucido quando torno a lavoro.
Il secondo è perchè volevo testare quello che viene chiamato vibe coding: farsi scrivere codice da un’intelligenza artificiale attraverso prompt mirati. I risultati sono stati strabilianti: se prima scrivere del codice (talvolta mediocre) era un’abilità di pochi, con l’avvento delle AI mi rendo conto di quanto sarà più semplice e meno elitario automatizzare processi, costruire app o addirittura sviluppare interi videogiochi.
Un sito che durante il mio periodo universitario era la prima “arma” per svolgere un laboratorio è Stack Overflow, una piattaforma online dove utenti postano domande di programmazione ed altri rispondono con soluzioni più o meno corrette.
Proprio a causa dell’intelligenza artificiale il sito ha perso traffico ed interesse da parte della community. Il grafico qui sotto, preso da un articolo di pragmatic engineering, mostra come l’avvento di ChatGPT sia stato il colpo di grazia per una piattaforma che negli anni di punta registrava fino a 200mila domande postate ogni mese.

Il trend è chiaro: salvo sorprese Stack Overflow è destinato a scomparire. Ma, intelligenza artificiale a parte, qualche lacuna dal mio punto di vista c’è sempre stata, ed in parte è stata anche la modalità di applicazione della gamification.
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Una piattaforma elitaria
Il modello di gamification applicato su Stack Overflow non è nulla di innovativo: ad ogni interazione (sia domande che risposte) considerata “interessante” e “coerente” dalla community, l’utente acquisisce dei punti.
Un utente può ad esempio rispondere ad un quesito complicato e ottenere da parte di chi ha fatto la domanda 15 punti. Quest’ultimo invece può ricevere +5 punti da altre persone che riscontrano lo stesso problema e apprezzano come è stata posta la domanda.
Ma a differenza di altri sistemi dove i punti non danno nulla al di fuori di soddisfazione personale e senso di appartenenza ad una community (avevo parlato ad esempio del sistema di risposta di Amazon Alexa tempo fa), quello di Stack Overflow sblocca dei privilegi personali che possono avere ricadute negative sull’esperienza collettiva della community.
Il primo permesso viene sbloccato al raggiungimento dei 15 punti: una volta ottenuti, l’utente viene abilitato a votare positivamente o negativamente le domande e le risposte presenti sul sito. Fin qui nulla di strano, ma i problemi arrivano dopo: a 2000 punti si può intervenire nei post degli altri utenti modificandone il contenuto originale; superati i 10.000, si diventa moderatori della piattaforma.
Nel corso degli anni alcune persone si sono viste chiudere i propri thread o ricevere downvote senza spiegazioni sufficienti da utenti più vecchi, facendo risultare SO come un luogo elitario dove i principianti hanno vita breve.
D’altro canto, per arrivare ad avere questo tipo di privilegi alcuni users si sono concentrati di più ad ottenere punti che a rispondere in maniera esaustiva e completa. Non solo, per paura di ricevere voti negativi alcuni temi meno popolari o soluzioni non convenzionali non venivano proprio considerate.
La legge di Goodhart, principio di economia e delle scienze sociali afferma che:
“Quando una misura diventa un obiettivo, smette di essere una buona misura.”
E riassume perfettamente quello che è successo alla community di Stack Overflow: l’obiettivo non è più condividere con altre persone problemi e soluzioni, ma diventare coloro che moderano (comandano) le interazioni.
Più passa il tempo, più questa situazione peggiora: chi ha più punti, non solo ha più privilegi ma acquisisce più visibilità e possibilità di ricevere ulteriori upvote. In questa economia sociale emerge l’effetto di San Matteo: i ricchi (di punti) diventano sempre più ricchi, e i nuovi sono scoraggiati nel partecipare.
Un’altra piattaforma che gestisce gli upvote e i downvote in maniera molto più democratica è Reddit, che possiamo definire un aggregatore di blog. Su Reddit ogni nicchia trova uno spazio attraverso un blog dedicato, gestito e moderato dalla sua stessa community. Ogni utente può, come in Stack Overflow, aprire discussioni o alimentarle, ma il giudizio finale del contributo non cambia privilegi e gerarchie: in caso di un gran numero di apprezzamenti al post, l’utente può sbloccare un badge commemorativo del traguardo; in caso invece di giudizi negativi, il massimo che può accadere è l’oscuramento del singolo contributo.
Nonostante queste criticità, che nel tempo bisogna dire anche arginate, non posso che salutare e ringraziare una community che per anni ha accompagnato i miei studi e i miei primi lavori.



Sia reddit che SO mi hanno fatto capire perché i social media di base non permettono downvote. Meccanismo che su larga scala diventa abusivo
Super ❤️